Competenze trasferibili
Distinguere ciò che vale davvero da ciò che semplicemente suona simile.
La trappola della similitudine
Una persona con una lunga esperienza in un settore guarda le job description di un altro settore e gli sembra di vedere parole conosciute: gestione, sviluppo, coordinamento, analisi, strategia. La trappola è proprio lì. Le parole si somigliano, le pratiche reali quasi mai. Ho lavorato con tante persone e ti dico una cosa: la maggior parte degli scivoloni nel cambio di settore non viene dalla mancanza di competenze, viene dall'aver sovrastimato la trasferibilità di quelle che hai.
Come si fa l'audit
Una cosa alla volta, e con metodo. Nel programma di solito dedichiamo tre o quattro sedute a una mappatura puntuale: prendiamo una per una le competenze del CV attuale, le mettiamo accanto a ciò che il settore di destinazione effettivamente richiede (non a ciò che la job description dichiara), e segniamo dove c'è coincidenza piena, dove c'è coincidenza parziale, e dove c'è solo l'apparenza.
La definizione di competenza trasferibile che adopero in pratica: una capacità il cui valore nel nuovo settore è verificabile da un interlocutore che non conosce il tuo settore di provenienza. Se quella verifica non è possibile, è più esatto descrivere quello che hai come esperienza specifica, non come competenza trasferibile. Tre categorie distinte, niente confusione.
Tre passaggi
Il lavoro su queste sedute segue tre passaggi: prima riconosciamo le competenze nel linguaggio del settore di partenza (quello che sai fare, come lo nomini tu); poi le traduciamo nel linguaggio del settore di destinazione (come le nomina chi ti leggerà); infine valutiamo quante reggono la traduzione e quante hanno bisogno di una riqualificazione.
Il risultato è una mappa concreta, utilizzabile in colloqui e candidature, di che cosa hai effettivamente da offrire al nuovo settore, senza enfasi e senza sottostima.